Giorni futuri è un romanzo del 2026, il terzo ma il primo per Einaudi, di Gabriella Dal Lago ed è stata la lettura del book club Parlarne tra amiche per il mese di luglio ’26.
Una nuova voce, letteraria e potentissima, uno stile di scrittura unico: il racconto serrato di un sentire. Il flusso di una coscienza in cerca di risposte, piena delle proprie domande all’interno di un rimugino millennial. Gabriella dal Lago è una ventata d’aria fresca per la letteratura italiana contemporanea. Il racconto di un’amicizia che finisce ma in qualche modo resta attaccata addosso, impavida, nei ricordi, sì, ma anche nei gesti, nei colori, nelle vie della città, Torino, nei nomi su Instagram dei compagni del liceo, nella voce di una madre, negli arredi di una casa.
Irene torna a Torino dopo anni passati negli Stati Uniti per un dottorato, ritrova una città che è come una vecchia amica: conosciuta e sconosciuta, ospitale e ostile. La donna che torna a casa, dopo dieci anni passati in giro per il mondo a studiare, è altra dalla sé stessa che è partita ma ne resta in qualche modo succube, a volte volontaria. Quel pensiero di un’identità passata ma non finita, che resta attaccata anche dopo un decennio, porta Irene a scontrarsi con qualcosa che, per la nostra generazione, è una costante terrorizzante ma inevitabile: il cambiamento. Il cambiamento di sé, della propria famiglia, il cambiamento della sua città e delle persone che conosce o conosceva. Di nuovo nella sua Torino, col ricordo perfetto di ogni via, ogni colore, ogni odore e l’impossibilità di viverla come prima perché nulla è cambiato ma tutto sembra irrimediabilmente diverso. Ottavia, la sua migliore amica del liceo, una relazione simbiotica, impossibile da capire dall’esterno, un amore viscerale che a un certo punto si dissolve nelle scelte di vita, nelle paure, nella crescita, in un astio incomprensibile ma inevitabile che le separa. Giorni futuri è il racconto di come la vita cambi di continuo, di come, però, una parte dentro di noi non è capace di scrostarsi dai banchi del liceo e dai soprannomi che ci davamo a quindici anni. Di come a trent’anni le persone si sposino, facciano figli, fumino erba nei bagni dei vicini, vadano a letto con la loro crush del liceo, inarrivabile, impossibile, lavorino full time e diventino guru olistici su instagram.
Irene e Ottavia, una timida, l’altra estroversa, una con una madre opprimente, l’altra con una madre assente, così diverse fisicamente ed emotivamente, ma indispensabili, unite. Irene fa sentire Ottavia speciale, capace di grandi cose, Irene senza l’amica sembra perdere obiettivi e ambizioni. Sempre vicine, capaci di condividere ogni momento e ogni sentire, finché non succede qualcosa, il loro rapporto si incrina e sembra soccombere.
Non succede davvero qualcosa, però, un litigio, un evento identificabile e chiaro che minaccia la loro amicizia. No, succede la vita. I non detti, le differenze, le scelte, le priorità, due identità che hanno bisogno di formarsi anche separate. E allora Irene e Ottavia si allontanano, ma rimanendo sempre nei pensieri dell’altra, fin quando non si ritrovano, senza bisogno di molte spiegazioni.
L’unica pecca che ho riscontrato è stata sul finale, se infatti tutto il libro si prende il suo tempo per sviscerare ogni passaggio e far accomodare il lettore vicino ai sentimenti che quel punto del racconto smuove, sulla fine ho riscontrato come una fretta. Un finale che mi ha lasciata con la voglia di leggere ancora qualche pagina, sapere qualcosa in più, magari su Pietro…Ma, nonostante questo piccolo appunto, ho amato ogni pagina.
La Dal Lago ci porta avanti e indietro nel tempo, fra i banchi del liceo ai tavoli dei pub ad Amsterdam, fra Irene, Ottavia e tutto quello che c’è di mezzo, e lo fa con una scrittura lucidissima e tagliente, che ha un respiro davvero internazionale e moderno. Mi ha ricordato molto Sally Rooney, una delle mie scrittrici contemporanee del cuore; quindi, questo romanzo non poteva che diventare uno dei preferiti di quest’anno.




